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12/09/09, 21:48
Grazie Angela. Torna a trovarci.
Angela
11/09/09, 20:05
Ciao a tutti e complimenti per il sito
Claudio
09/09/09, 10:33
utili gli articoli della sez antichita
Tavola Rotonda
26/08/09, 16:11
Ciao Ale, grazie per la segnalazione ma pensiamo sia solo un errore di battitura, come il tuo inzio invece di inizio. Ciao
Ale
25/08/09, 14:57
ho notato un piccolo errore nel canale di Talesassociation.. all'inzio c'e' scritto INTERNAZIONAL invece che INTERNATIONAL vabbe' che sono canadesi ehehhehe l'inglese alle volte frega XD

Commento a "Tre metri sopra il cielo"

10 agosto 2009
Cinema
Nell’osservare un prodotto cinematografico due sono gli elementi essenziali per offrire un giudizio: la percentuale soggettiva e quella oggettiva. Della prima fa parte il gusto dello spettatore, il suo parere influenzato dai suoi punti di vista etc.

 
Commento a “Tre metri sopra il cielo
 
 
 
Nell’osservare un prodotto cinematografico due sono gli elementi essenziali per offrire un giudizio: la percentuale soggettiva e quella oggettiva. Della prima fa parte il gusto dello spettatore, il suo parere influenzato dai suoi punti di vista etc. Della seconda fanno parte tutte quelle caratteristiche che sono inopinabilmente tali poiché confermate dalla storia dell’uomo, fatti concreti e fenomeni palesi. Un esempio ne è l’effetto iconografico dell’immagine, e dei significati che essa trasmette, infatti la storia conferma il tipo di messaggio e gli effetti derivanti a cui mirava Hitler con la figura dell’aquila sui vessilli.
Premesso ciò ecco brevemente una carrellata degli elementi oggettivi del film “Tre metri sopra il cielo”.
Nel film in questione è dalle prime immagini che si individua subito lo stereotipo del ragazzo scapestrato, manesco, duro, dotato di contro di un cuore ineguagliabile, un animo buono, cavalleresco, è insomma l’uomo che ogni donna desidererebbe, ed è anche avvenente…
In contrapposizione si pongono le figure più agiate dei borghesi, così vicini alla visione dei nobili altezzosi, spietati, freddi, calcolatori senza cuore, dei robot da cancellare. Quindi la parola d’ordine è uscire dalla regola, essere dei “cani sciolti”, perché altrimenti si è degli idioti che in realtà sbagliano e sono anche cattivi. Dunque il libero arbitrio deve debordare oltre gli argini di sicurezza e andare agli eccessi per essere giusto. I giovani e le persone devono avere “carta bianca” secondo una politica di “laissez faire” e autogestione che è stato in passato, ed è oggi, pericolosamente incapace di esistere.
E’ vero d’altro canto l’accusa agli adulti di non di non sapere fare da guida alle nuove generazioni, infatti la poca conoscenza della saggezza, che il passato dispensa abbondantemente, non consente a genitori, e persino ai professionisti, di essere dei grandi pilastri come lo furono Aristotele o Chang San Feng. Ma è un errore madornale fornire superficialmente l’immagine stereotipata, agli occhi di un adolescente, dell’insegnate spietata e menefreghista, dedita solamente al rispetto delle regole. Nel film si ha di questo andazzo la sensazione di essere ai limiti di uno “Stato di polizia”, confermato anche dalla comparsa di altre figure statali come i carabinieri.
La pellicola è palesemente schierata dagli scapestrati incoscienti, ragione ne è il desiderio che il giovane avrà di vedere che questi riescano a fuggire dagli “orchi crudeli”. Perché tali sono ormai nella mente dell’adolescente, considerato che, per effetto della regia, gli atti degli sregolati ormai vengono visti come poco più che un furto di caramelle.
Ecco infatti che la debolezza da parte della società di trasmettere valori e virtù diventa pretesto per giustificare idealismi adolescenziali (sempre uguali nella storia e sempre risultati inapplicabili e pericolosi) come l’azzardo incosciente, la poca umiltà, la superbia, il credere di non dover lavorare su sé stessi per cambiarsi in meglio giorno per giorno. Prova ne sia quell’atmosfera di aberrante ed esaltata saggezza creata da parabole banali e allucinate, l’apologia dell’obliante povertà di pensiero a favore di un’autofilosofia contenente il vuoto, per dirla come Benn, lo “smalto sul nulla”. In tal modo l’autore del film è talmente stolto da fornire addirittura un avvallo alla repulsione compulsava giovanile di ciò che è passato, perché il vecchio deve essere cancellato con un qualcosa di nuovo, costruito, e si chiude il cerchio anarchico sul nulla.
Non è finita. Il film regala un “laisser passer” all’approccio troglodita col prossimo, i rapporti umani si limitano ad un “o sei con me o sei uno scemo qualunque contro di me”. Infatti è una specie di eroina la ragazzina che viene alle mani con un’altra attaccabrighe, perché quest’ultima mette in dubbio il rapporto di celestiale amore della prima con il proprio grande cavaliere. Di qui sono bandite come orribili pestifere la consapevolezza delle proprie azioni, la ponderazione, la ragionevolezza. La politica di Gengis Khan a paragone è un esempio di democratica civiltà.
Si aggiunge quella stridente mentalità secondo la quale tutto sia dovuto ai giovani, loro devono godere di tutto ciò che vogliono, nulla gli deve essere precluso. Perciò vengono demonizzate le difficoltà, gli ostacoli e tutto ciò che spinge a cercare dentro di sé le capacità e le virtù per raggiungere gli obiettivi con una gloria meritata con il sudore. Ecco che infatti di fronte alla realtà così cruda tutto il mondo bacato nelle teste incoscienti dei giovani crolla, dando spazio a rotture tra individui, scontri, confusione, odio, sgomento. Ma il film non comunica questo meccanismo importante da capire, perché espressione chiara del passaggio tra la teoria e la pratica, anzi fa apparire come vittime questi fanciulli e come nemici sempre gli adulti e la vita stessa, entrambi in quanto sono ingiusti e spietati.
Giunti a tal punto del discorso la domanda sorge spontanea: Premesso e non concesso che il film designi la realtà degli adolescente, c’è una qualche indicazione perché essi possano intraprendere il giusto sentiero per iniziare a cambiare la situazione in meglio? Come per esempio il rapporto con gli anziani? Risposta: NO. Il film autorizza impenitente la prosecuzione della pseudofilosofia della cerchia incoerente dei fanciulli, ignorando le gravi conseguenze ad un’incapacità autogestionale. Evita anche attentamente di sconsigliare una cieca aggregazione alla massa di pecoroni della società. Se si vuole parlare di realtà è giusto mostrare come chi decide di essere un individuo socievole, ma pur sempre individuo e non pecora, conquista una dignità e realizzazione dell’esistenza ben al di sopra di chi segue la corrente passivamente e codardamente.
Nella pellicola fa capolino un altro aspetto allarmante. La vita sembra un dono senza senso, un dato di fatto, non la si apprezza per il suo reale valore, ma non la si rifiuta similmente al concetto comunista e nichilista. La cosa peggiore è che la vita non la si conosce e non la si vuole neanche conoscere.
Poi la morte è un dispiacere come tanti, il suo significato si limita alla definizione del vocabolario o ad un basso strumento cinematografico. Di qui un messaggio terribilmente grave: La colpa della morte di un giovane nel film non è la mancata scoperta del giusto senso della vita e della morte, in ogni azione della vita, bensì il semplice fatto di aver corso un po’ troppo con la moto. L’ignoranza viene alimentata dal film perché lo spettatore non avrà modo di ricordare che la morte o la malasorte, lenta o veloce che sia, sopraggiunge quando si inizia a raccogliere i frutti della propria semina incurata durante l’esistenza.
Attenzione al grande insegnamento finale, degno di un vero “maestro di vita”. Con massime allucinate, e stolte, si trasmette come giustificato l’uomo che passa da una vita troppo tendente alle regole ad un altro estremo, ovvero la spensieratezza quasi sregolata. Al bando dunque ancora una volta la ponderatezza, il discernimento, la razionalità e via dicendo.
L’intento del film è semi-neorealisata. Vuole tentare di offrire una realtà senza lasciare trasparire delle maggiori spiegazioni di essa, cosicché le persone possano capire ciò che sta dietro ed essere aiutato ad un lavoro introspettivo. Il film infatti non ha senso se sbatte sullo schermo una situazione di fatto, periodici di varia specie sono più che sufficienti per farlo. Il furbesco operato di chi ingegna e propone ad un pubblico una realtà così com’è , arricchita di banalità, stereotipi e mediocrità che degustano i palati della massa, non porta una verità produttiva ma solo conveniente per i propri interessi commerciali.
Per illudere le persone, o creare isteria di massa, basta per esempio scrivere all’inizio della pellicola che è stata finanziata da tale o tal altra autorità, o in collaborazione con chissà chi poiché dichiarata di “interesse culturale”. In entrambi i casi chi avvalla è ovviamente più interessato ad aggiudicarsi l’introito economico che un grande prodotto utile alla società. Il bambino è stato ingannato, in parole povere, facendogli passare per salutare e ricca di vitamina C una caramella al gusto d’arancia.
Alla fine del film non si avranno proposte di una riflessione coerente, spiegazioni o messaggi illuminanti, input etici etc, solo mercimonio in barba all’intelligenza del giovane spettatore. Persino la sessualità viene mostrata con un banalità e mediocrità. I films di Alvaro Vitali ed Edwige Fenech a paragone sono dei capolavori della filosofia di vita nonché eccezionali documentari sulla vita erotico-sessuale dell’essere umano.
Se i giovani vogliono sul serio vedere dei film sulla realtà, capaci di essere produttivi e utili socialmente e psicologicamente, si dirigano decisamente su Kubrick. Con un minimo sforzo intellettivo si avrà più di quanto si potesse credere.

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